di Valentino Valentini, Direttore del Museo Laboratorio della Fauna Minore, Parco Nazionale del Pollino – E Mail: entovalentini@libero.it

I piccoli musei locali di storia naturale hanno spesso un grande impatto nella mente di un bambino e talvolta riescono a far nascere grandi passioni che poi maturano nella vita adulta. Passioni che possono evolvere in un approfondimento della cultura naturalistica e nella formazione di bioempatia nell’adulto.
Anche un semplice allestimento come la vetrina sulla fenologia delle farfalle diurne locali (Figura) può trascinare un ragazzino dalla noia di una gita di famiglia all’emozione di esplorare la natura e ritornarci più volte nel corso dell’anno per vedere dal vivo le diverse specie di farfalle in attività. Da qui il passo verso la passione per lo studio della biodiversità e l’impegno civile per la conservazione degli ecosistemi può essere molto breve.
Il museo-laboratorio ha una particolare attenzione per l’infanzia e l’età scolastica e infatti, come testimoniano i registri delle visite, è frequentemente visitato dalle scuole di primo e secondo grado. Pertanto è realizzato in maniera molto semplice, elementare e accattivante per queste fasce di età, come rivelano i pannelli-habitat, dipinti ad arte da una pittrice locale con uno stile che ricorda i prodotti delle attività scolastiche, pur mantenendo un’informazione scientifica rigorosa.
Purtroppo i pannelli dedicati ai tipi di habitat, sono ancora in ristrutturazione e risultano incompleti rispetto al progetto che includeva un maggior numero di specie per ciascuno di essi, comunque già rendono l’idea del risultato finale.


Figure 1-3: Laboratorio Museo della Fauna Minore, dal sito del Ministero della Cultura
https://cultura.gov.it/luogo/museo-laboratorio-della-fauna-minore-del-parco-nazionale-del-pollino
in alto, facciata esterna dell’edificio.
in basso a sinistra, sala interna con le vetrine espositive.
in basso a destra, vetrina degli strumenti per la cattura e la conservazione dei reperti.
I piccoli musei locali di storia naturale hanno spesso un grande impatto nella mente di un bambino e talvolta riescono a far nascere grandi passioni che poi maturano nella vita adulta. Passioni che possono evolvere in un approfondimento della cultura naturalistica e nella formazione di bioempatia nell’adulto.
Anche un semplice allestimento come la vetrina sulla fenologia delle farfalle diurne locali (pannelli in basso) può trascinare un ragazzino dalla noia di una gita di famiglia all’emozione di esplorare la natura e ritornarci più volte nel corso dell’anno per vedere dal vivo le diverse specie di farfalle in attività. Da qui il passo verso la passione per lo studio della biodiversità e l’impegno civile per la conservazione degli ecosistemi può essere molto breve.
Il museo-laboratorio ha una particolare attenzione per l’infanzia e l’età scolastica e infatti, come testimoniano i registri delle visite, è frequentemente visitato dalle scuole di primo e secondo grado. Pertanto è realizzato in maniera molto semplice, elementare e accattivante per queste fasce di età, come rivelano i pannelli-habitat, dipinti ad arte da una pittrice locale con uno stile che ricorda i prodotti delle attività scolastiche, pur mantenendo un’informazione scientifica rigorosa.
Purtroppo i pannelli dedicati ai tipi di habitat, sono ancora in ristrutturazione e risultano incompleti rispetto al progetto che includeva un maggior numero di specie per ciascuno di essi, comunque già rendono l’idea del risultato finale.


Pannello illustrativo dei periodi di comparsa e quindi di attività dei lepidotteri adulti, nei diversi mesi dell’anno.

Alcuni pannelli del museo-laboratorio sono dedicati all’anatomia e alla fisiologia degli insetti, come questa sezione longitudinale del corpo che è stata realizzata da Maurizio Mei, del Museo di Zoologia dell’Università Sapienza di Roma. Le dimensioni, la semplicità e i colori permettono ai ragazzi di localizzare subito i diversi apparati, osservandone la forma e il funzionamento, così diversi dai nostri: in rosso il cuore con la sua forma tubulare allungata, in giallo l’apparato digerente con le sue sottili diramazioni escretrici (tubi di Malpighi), in verde l’apparato nervoso con i suoi gangli metamerici, in ocra la ghiandola salivare, in blu scuro l’apparato respiratorio con le sue terminazioni esterne laterali, in grigio-azzurro l’estremità posteriore dell’apparato genitale.
L’importanza della fotografia nello studio degli insetti viene messa in evidenza nel museo con la riproduzione ingrandita di belle immagini, adatte allo studio sistematico, ecologico ed etologico.


Lycaena thersamon, specie rara e localizzata, la cui larva si nutre soprattutto di Polygonum e Rumex (Foto di Valentino Valentini). e Melanargia arge, specie endemica dell’Italia centro-meridionale, protetta dalla Direttiva Habitat, la cui larva si nutre di graminacee (Ampelodesmos, Brachypodium e Stipa) (Foto di Paolo Mazzei).
Inoltre, l’esposizione è ricca di richiami al ruolo degli insetti, soprattutto delle farfalle, nella cultura, nell’arte, nella religione e nella letteratura, dando così un contentino agli insegnanti di formazione umanistica che spesso sono “bioempaticamente insufficienti”, e che in questo modo possono trovare qualcosa anche per loro.

Parole di due filosofi della natura:
-una frase di Edward O. Wilson, grande scrittore della biodiversità, fondatore della sociobiologia, formulatore del concetto di “biophilia”, biogeografo e appassionato studioso di formiche;
-una frase di Enrico Stella, già entomologo dell’Istituto Superiore di Sanità, abilissimo fotografo e documentarista, e appassionato allevatore di bruchi.
A proposito di Bioempatia e di Sviluppo Sostenibile
L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS – Ente del Terzo Settore), nata una decina d’anni fa, è una rete di oltre 300 soggetti impegnati per l’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dei suoi 17 obbiettivi di sviluppo sostenibile. In un sapiente articolo di Flavia Belladonna, l’ASviS alla fine del 2024 aveva proposto “sette parole” utili a guidare le nostre scelte, segnatamente quelle dei politici, per tutto il 2025. Considerato che il 2025 non è stato proprio esaltante dal punto di vista del sostegno alla sostenibilità, spero mi consentirete di riproporle anche per il 2026, suggerendone anche un’ottava, la “bioempatia”… venendo incontro anche ad un’esplicita richiesta della stessa redattrice dell’articolo.
La prima parola è RISPETTO, un sentimento di riguardo verso una persona, un’istituzione, una cultura e che si può esprimere con azioni e parole, invitando a costruire invece che a demolire. E’ un “momento della vita interiore” la cui carenza è alla base dell’insensata violenza quotidiana sulle donne, sulle minoranze, sulle istituzioni, con odiosa estensione alla Natura e al mondo animale, sempre e comunque estremamente rilevante a tutti i livelli.
La seconda parola è ACCELERAZIONE, dobbiamo assolutamente guadagnare il tempo già copiosamente perso se non vogliamo che le attuali condizioni di crisi, energetica, climatica, economica, ecc. si aggravino ulteriormente. In forte ritardo rispetto al resto dell’UE, il governo italiano si era dotato nel 2023 di una “Strategia nazionale di sviluppo sostenibile”, impegnandosi in sede ONU ad “accelerare” e proponendosi di emanare anche una legge sul Clima, oltre a definire finalmente un Piano nazionale di ripristino della natura. Anche per il 2026 sarà quindi fondamentale incalzare il governo italiano per far comprendere a politici, imprese e società civile che sveltire e investire sulla transizione ecologica non costituisce ostacolo allo sviluppo, ma l’esatto contrario.
La terza si sostanzia nel DIALOGO, una dinamica che non riguarda solo la politica. Anche il dialogo è fondamentale perché investe ambiti sociali, economici, culturali e giuridici e persino etici, col pluralismo delle idee e delle opinioni che sostanziano l’anima di una democrazia e rafforzano il multilateralismo, promuovendo anche la pace.
La quarta è INTELLIGENZA, umana, artificiale o mista, si chiede la redattrice dell’articolo? Per rispondere e tale domanda l’UE ha approvato l’Artificial Intelligence Act, primo regolamento in assoluto volto a disciplinare l’uso dell’AI nel rispetto dei diritti e delle libertà individuali, cui il governo italiano ha risposto dotandosi di una “Strategia italiana per l’intelligenza artificiale”. Come per il 2025, anche per il 2026 sarà quindi fondamentale continuare a dibattere sull’integrazione delle due intelligenze, sui loro limiti, e sullo sviluppo di una governance “etica” per l’AI.
TERRITORI è poi la quinta parola, comprensiva dell’accelerazione a prendersi cura in maniera anzitutto preventiva dei nostri territori “pianificando ancor prima d’intervenire”, rafforzando la prevenzione del rischio idrogeologico in tutto il nostro Paese, ma attivando anche il CIPU, Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane, per garantire il coordinamento delle politiche delle città a livello nazionale.
Veniamo ora alla sesta parola, le COMPETENZE, con le campagne per la sostenibilità, il GreenComp e, per le competenze digitali il DigComp., così come definito dall’UE già nel 2022. La redattrice della nota, però, ci tiene a precisare che proprio qui “son dolenti note”, qualcosa si sta già facendo per i giovani, per gli adulti invece siamo agli ultimi posti delle classifiche, con circa un terzo della popolazione che non possiede le competenze di base in lettura e comprensione dei testi, in matematica, e soprattutto è incapace di
affrontare in modo strutturato i problemi e risolverli. Urge realizzare interventi strutturali, rendendo l’educazione degli adulti una pratica continua lungo tutto il ciclo di vita.
Ultima parola la FUTURABILITY, o “propensione al futuro”, un talento oserei dire fondamentale per affrontare degnamente le grandi sfide che ci attendono specie in tema di sostenibilità. ASviS ab origine ha sposato questa finalità con la nascita del sito FUTURAnetwork, con le campagne del Festival dello Sviluppo Sostenibile orientate appunto al futuro, fino al progetto “Ecosistema futuro”, iniziative atte ad elaborare soluzioni per il domani, in modo da collocare finalmente i “futuri possibili” e “desiderabili” al centro della riflessione culturale, politica, economica e sociale del Paese. Le Nazioni Unite hanno indetto un “Patto per il Futuro” con 56 azioni che i Paesi (Italia compresa) dovranno attuare come pace, sicurezza e rispetto dei diritti umani, contrastando cambiamento climatico e disuguaglianze.
BIOEMPATIA, Flavia Belladonna permettendo, costituisce l’ottava parola che il sottoscritto intende proporre: altro non è che la capacità di considerare le cose, gli eventi, i fenomeni dal punto di vista della Natura, oltre che da quello umano. Lo scopo fondamentale della Natura è creare e organizzare vita e sopravvivenza per tutti al meglio che si può, senza bisogno di “accelerazione” o dell’ “intelligenza artificiale”, sempre in un incessante “dialogo” costruttivo con i “territori” e nel pieno sostegno delle leggi dell’’evoluzione e della biodiversità. La bioempatia diventa un’impellente necessità nel momento in cui la maggior parte degli umani vive dentro grandi agglomerati urbani, perdendo così un salvifico contatto con la Natura, un legame che neanche un grande parco urbano, a parer mio, potrebbe completamente colmare. Mettersi finalmente nei “panni della Natura”, approfondendo, come scrive il grande ecologo E.P.Odum, lo studio e la ricerca sulla “struttura e le funzioni della Natura”, penso sia la “futurability” più pregnante, la capacità fondamentale per affrontare adeguatamente le grandi sfide che ci attendono per ottenere sostenibilità e sopravvivenza su questo nostro meraviglioso Pianeta.

