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Ogni volta che qualcuno rivolge una domanda sul perché di un fenomeno dovrebbe precisare meglio che cosa vorrebbe sapere. Infatti esistono due tipi di perché: uno deterministico che intende sapere la causa che scatena il fenomeno, oppure uno finalistico che spiega le conseguenze del fenomeno stesso. Ad esempio, la domanda “Perché un animale si rifugia a dormire in una grotta?” può ricevere due diversi tipi di risposte. La risposta del primo tipo spiega il meccanismo che fa scattare tale comportamento, ad esempio: “perché l’istinto gli dice di fare così (come generalmente avviene negli insetti)” oppure “perché sua madre da piccolo gli ha insegnato a fare così (come spesso avviene nei mammiferi e negli uccelli)”. La risposta del secondo tipo, invece, definisce il probabile vantaggio che l’animale riceve rifugiandosi nella grotta, ad esempio “perché in questo modo evita precipitazioni e temperature estreme sfavorevoli” oppure “perché in questo modo riduce la probabilità di essere predato”. E il mondo degli insetti, come è facile immaginare, è pieno di “perché” il cui significato ci sfugge ancora.
La prima cosa che potremmo chiederci è perché esistono gli insetti e perché ce ne sono così tante specie. Ma questo argomento lo abbiamo trattato nei sottomenù “Insetti quanti” e “Insetti quando”. Ora potremmo parlare di argomenti più sfiziosi, ricordando esempi di fenomeni più o meno comunemente osservati. Il primo esempio che ci viene in mente riguarda le lucciole (vedi il simbolo della nostra associazione e il logos delle nostre comunicazioni con il titolo Lampyris). Perché le lucciole fanno luce?

Per prima cosa bisogna far chiarezza sul perché deterministico che rientra nell’appassionante argomento della Bioluminescenza, coinvolgendo non solo insetti ma anche mammiferi e uccelli notturni con i loro occhi rifrangenti e soprattutto tanti invertebrati marini e pesci, soprattutto quelli abissali. Il meccanismo fisiologico che permette alla lucciole di produrre luce è basato sull’ossidazione di tessuti fotogeni posti generalmente sull’addome e che contengono la luciferina. Quest’ultima si trasforma in ossiluciferina, grazie all’azione catalitica di un enzima, la luciferasi. Se la luce compare a volontà dell’insetto o attraverso un meccanismo automatico al momento adatto, purtroppo non lo sappiamo con sicurezza e dovremmo chiederlo a una lucciola, conoscendone la lingua. Comunque, in molti casi (esistono più di 2000 specie di lucciole nel mondo!) verificandosi un’azione di disturbo, come l’avvicinarsi brusco di un predatore o di un entomologo, il segnale luminoso si interrompe. Ma questo non ci permette di dire che l’insetto abbia sospeso volontariamente l’emissione luminosa; questa, infatti, potrebbe essere sospesa da un meccanismo fisiologico automatico collegato con la paura o altro.
E adesso veniamo al perché finalistico. Ovviamente, come i segnali odorosi (feromoni), acustici (richiami) e visivi semplici (gesti), anche quelli luminosi servono ai due sessi per incontrarsi di notte e mescolare i propri geni nelle ore più romantiche dell’arco fenologico. Ma la cosa più intrigante è che in molte specie i segnali luminosi li emettono anche le larve… a che pro? Non dovrebbero i bambini rimanere fuori dai giochi pericolosi degli adulti e starsene fermi e “spenti” per tutta la notte quando feroci mostri quali i carabi, i grossi stafilini, i toporagni e i rospi, tutti di abitudini notturne potrebbero intercettarli grazie alle suddette lucine? L’unica spiegazione sensata di questo fenomeno ce l’offre la filogenesi della famiglia Lampiridi. Sembra che, tanti milioni di anni fa, siano state proprio le larve a inventare i segnali luminosi ma non per questioni romantiche bensì per ricordare a certi predatori dalla stomaco delicato che esse contengono sostanze tossiche o repellenti. Dunque si trattava di un honest warning signal, un aposematismo luminoso analogo a quelli cromatici assai diffusi fra le specie diurne di coleotteri, lepidotteri, imenotteri, ditteri, rincoti ecc. L’aggettivo “onesto” vuol dire che si tratta di un messaggio veritiero (non falso come nel mimetismo batesiano) che porta beneficio a entrambi, preda e predatore.
Ma l’esempio riportato è solo un assaggio di quante cose gli insetti ci possano raccontare attraverso la loro morfologia e le loro strategie di vita. I lettori le scopriranno durante il loro percorso attraverso gli innumerevoli sentieri della conoscenza entomologica, non esclusa la lettura di Lampyris.